autoregolamentazione e moltitudine
Molti dicono che per regolare la rete basta la autoregolamentazione.
Ma è vero?
In un piccola comunità di un ristretto numero di persone può essere vero.
Nel diciannovesimo secolo le automobili erano poche, specialmente in Europa.
Le possedevano nobili e ricchi.
Le guidavano chaffeurs.
Si poteva pensare che a regolare il traffico bastassero le regole della buona società e qualche convenzione.
Andare a sinistra, per esempio, o a destra; suonare agli incroci; rallentare incrociando una altra vettura o sorpassandola per non alzare troppa polvere.
Ma oggi?
Si potrebbe usare la macchina senza segnali, senza limiti di velocità, senza semafori, senza regole e senza controlli?
Il numero fa la differenza.
E ancora.
Una cosa è un traffico che va al massimo a sessanta o ottanta chilometri all'ora.
Pone problemi di strade adatte e di mantenimento della percorribilità diverse dal passato, ma facilmente risolvibili.
Ma quando la velocità aumenta?
Occorrono nuove strade, a molte corsie, con molte regole di sicurezza.
Le auto possono assomigliare a carrozze senza cavalli all'inizio. Ma ora? Auto che superano i duecento all'ora hanno bisogno di regole di sicurezza del tutto nuove per la incolumità dei passeggeri.
Si potrebbe continuare.
Questo è il problema della rete.
Crescono gli utenti, crescono le tecnologie e le opportunità.
Pensare che tutto possa essere affidato alla autoregolamentazione per salvare al massimo la libertà della rete è irrealistico.
Per salvare la libertà della rete e rendere effettivo il diritto di accedere alla rete in libertà bisogna anche garantire chi la usa.
La libertà di .....deve essere accompagnata dalla libertà da....
Ma la rete è mondiale. Le innovazioni continue.
Chi può definire le regole minime? Come? Come evitare che queste regole strozzino la libertà?
Dove si può trovare nella rete il famoso "giudice a Berlino" che garantiva il povero suddito che pretendeva di essere trattato come un cittadino dal grande Imperatore Federico.
bellavenere
